Arte,  Varie

Simboli pagani e miti nell’arte.

Nel corso dei secoli, l’arte ha svolto un ruolo chiave nella trasmissione di valori spirituali, morali e culturali. Questo è particolarmente evidente nei periodi del Rinascimento e del Neoclassicismo, in cui si assiste a una profonda riscoperta della mitologia e della simbologia pagana. Non si tratta semplicemente di una moda estetica, ma di un recupero filosofico e spirituale del mito, inteso come linguaggio universale e veicolo di conoscenza.

Il simbolo come codice visivo

In epoche in cui l’analfabetismo era diffuso, l’arte fungeva da strumento di comunicazione. Un esempio emblematico è l’Augusto di Prima Porta, statua in cui ogni dettaglio ha valore simbolico: la corazza decorata, la postura, i piedi scalzi e persino Eros su un delfino ai suoi piedi, allusione alla discendenza divina dalla dea Venere. Questo esempio evidenzia come già nell’antichità l’arte sapesse parlare attraverso simboli, utilizzando il mito per legittimare il potere o per trasmettere un’identità culturale e spirituale.

Lo stesso delfino e lo stesso Eros lo troviamo in una statua una Venus pudica, ispirata, come le altre varianti del tema, all’Afrodite Cnidia di Prassitele di cui restano solo copie di origine romana.

Dal paganesimo al cristianesimo: continuità simbolica

Con l’avvento del cristianesimo, molti simboli pagani vengono reinterpretati. Il filosofo antico diventa figura di Cristo portatore di saggezza, il pastore con le pecore si trasforma nel Buon Pastore. Anche gli angeli hanno radici pagane: “angelos” in greco significava “messaggero”, epiteto che ricorre in molte divinità, tra cui Ermes ed Ecate. In particolare, le divinità psicopompe (che accompagnano le anime) erano spesso rappresentate con ali, come gli angeli nell’iconografia cristiana.

Un breve inciso sui nomi delle divinità, o meglio sugli epiteti. Gli epiteti sono nomi associati alle divinità che ne descrivono la funzione, il tipo di culto, in alcuni casi anche l’appartenenza geografica. Cnidia ad esempio è un epiteto geografico di Venere

Il mito come via di conoscenza

Secondo Plutarco, nel suo “Iside e Osiride”, i miti erano strumenti per raccontare verità trascendenti. Roger Graves li interpreta come narrazioni fondate su rituali e archetipi. In ogni caso, il mito agisce come un contenitore simbolico che, oltre a spiegare il mondo, insegna qualcosa sull’uomo. Questa funzione si intensifica nel Rinascimento, quando il recupero del pensiero classico si intreccia con una delle correnti filosofiche più influenti del tempo: il Neoplatonismo.

Neoplatonismo: filosofia e arte in dialogo

Il Neoplatonismo nasce nel III secolo d.C. con Plotino, filosofo di origini egiziane formatosi ad Alessandria. In un’epoca di crisi dell’Impero romano, Plotino recupera il pensiero di Platone e lo arricchisce con elementi mistici orientali. Al centro della sua visione c’è l’idea di una realtà superiore e perfetta da cui tutto deriva: l’Uno, origine di ogni cosa. L’anima umana, per Plotino, è una scintilla divina che può elevarsi, attraverso la conoscenza e la purificazione, verso quella fonte di luce.

Durante il Rinascimento, in particolare nella Firenze medicea, il Neoplatonismo rifiorisce grazie a intellettuali come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Questa rinascita non rimane confinata alla filosofia, ma permea tutta la cultura, soprattutto l’arte. L’ideale neoplatonico di bellezza come manifestazione del divino ispira pittori, scultori e poeti. La bellezza visibile è considerata un riflesso dell’armonia dell’anima, e l’arte diventa un mezzo per l’elevazione spirituale.

Pittori come Raffaello, Botticelli e Michelangelo non erano solo artisti, ma intellettuali immersi in queste idee. Le loro opere non vanno solo osservate, ma lette come testi visivi carichi di significati allegorici e metafisici.

Apollo e Marsia: mito, dolore e conoscenza

Uno dei miti più ricchi di significati simbolici è quello di Apollo e Marsia, ripreso da Raffaello in un affresco nella Stanza della Segnatura in Vaticano. Marsia, un satiro esperto di flauto, osa sfidare Apollo, dio della musica, a una gara musicale. Le Muse decretano vincitore Apollo, che punisce Marsia scorticandolo vivo. Un atto cruento, ma denso di significati.

Dal punto di vista simbolico, Marsia rappresenta la natura istintiva, dionisiaca, caotica e passionale; Apollo invece incarna l’ordine, la misura, la razionalità. Il mito si configura come una lotta tra due forze fondamentali dell’animo umano: l’apollineo e il dionisiaco, come le definirà Nietzsche. Lo scorticamento non è solo punizione, ma rito iniziatico, un’ordalia di purificazione. Marsia viene fatto a pezzi per liberare la verità interiore, proprio come nei culti misterici dionisiaci.

Socrate, discepolo di Apollo, faceva sua la massima “conosci te stesso”, incisa nel tempio di Delfi. Non a caso, Dante, nel primo canto del Paradiso, trasforma il grido di Apollo in Ovidio – “perché mi strappi da me stesso?” – in una preghiera poetica: il poeta, come l’iniziato, deve soffrire per meritare la rivelazione.

Apollo e Marsia di Raffaello

In questo affresco di Raffaello, il mito di Apollo e Marsia può essere letto come una metafora socratica. L’affresco si trova nella stanza della Segnatura nei musei vaticani

Il modello di riferimento è un sarcofago romano, oggi perduto (molte delle opere rinascimentali, ma anche di altri periodi storici, traevano spunto oltre che dalla letteratura antica, anche dall’arte antica, come sarcofagi, affreschi, sculture e via dicendo)

Nell’affresco di Raffalo, la struttura è piuttosto raccolta, la tortura e l’incoronazioni sono affidate agli stessi personaggi, due efebi (giovani) incoronati di edera (simbolo dionisiaco). L’azione è concentrata e così ravvicinata che entrambe sembrano scaturire da Apollo, mentre gli efebi distribuiscono sia gloria su agonia.

Il mito

Marsia era un Sileno e come tale era in seguace di Bacco, il flauto anche è un strumento bacchico per suscitare passioni in conflitto con la purezza della lira di Apollo. La gara musicale riguarda quindi le forze rispettivamente dell’oscurità dionisiaca e della chiarezza apollinea. La fine della gara, lo scorticamento rimanda esso stesso ad un rito dionisiaco, un’ordalia di purificazione in cui l’uomo viene lacerato per rivelare la bellezza dell’io interiore. Socrate era discepolo di Apollo ed aveva adottato come massima “conosci te stesso”, iscritta sul tempio di Apollo a Delfi. La chiave di lettura è il Marsia terreno che viene torturato perchè l’Apollo celeste venga incoronato.

Un riferimento a questo mito si trova anche nelle metamorfosi di Ovidio, qui l’autore fa gridare ad Apollo “perchè mi strappi da md stesso?”, che Dante trasforma in una preghiera ad Apollo nel primo canto del Paradiso. Il grido diventa quasi un’estasi agonica, con il poeta che deve passare per l’agonia di Marsia per ottenere l’amato alloro. Vi ho accennato che si trova nella stanza sella segnatura, ed è posizionato precisamente fra due affreschi in cui compare appunto la figura di Dante. E’ indicativo che subito sopra vi sia dipinta la Teologia Poetica.
Ritornando ai miti Pico della Mirandola ci offre un collegamento ad un altro mito, quello dello sembramento di Osiride che lui identifica con Bacco: l’uomo ha due nature, entrambe risiedono nella nostra anima, da una siamo elevati al cielo (Apollo) dall’altra siamo trascinati all’inferno (Dioniso). La pena inferta a Marsia ci mette anche in guardia sull’unico peccato contro gli dei (l’Hybris).

Lo scorticamento ha un rimando anche ad un tema centrale nella rinascita degli antichi misteri di cui Apollo e Marsia è solo una delle variazioni. Lo sviluppo di più elaborato lo troviamo in un’altra storia e un un’altra opera, Amore e Psiche. In questo caso le prove di Psiche per riconquistare amore sono da considerare stadi diversi di un’iniziazione mistica.

Bacco, l’ebrezza e i riti di trasformazione

Il tema dionisiaco, legato alla trasformazione e all’estasi mistica, ritorna in molte opere del periodo. Michelangelo, nella statua del Bacco, rappresenta il dio giovane, barcollante, con una pelle scorticata in mano. Non si tratta di un dettaglio decorativo: è un riferimento diretto ai riti dionisiaci di morte e rinascita. Allo stesso modo, nel Giudizio Universale, Michelangelo si ritrae nella pelle scorticata di San Bartolomeo: confessione personale e allusione al percorso di trasmutazione dell’anima.

Neoclassicismo: la bellezza come idea spirituale

Nel XVIII secolo, il Neoclassicismo si afferma come risposta razionale e morale all’eccesso del Barocco e del Rococò. Gli artisti non imitano semplicemente l’antico, ma lo reinterpretano con spirito nuovo. Il “bello ideale”, secondo Johann Winckelmann, si fonda su tre principi: nobile semplicità, quieta grandezza e distacco dalle passioni.

Le opere neoclassiche, pur rappresentando scene tragiche, mantengono compostezza e grazia. È un’arte che aspira alla verità, ma attraverso la ragione e l’equilibrio, consapevole però che l’età dell’oro classica non tornerà più: da qui nasce quel velo di nostalgia che pervade l’intera estetica neoclassica.

Due visioni dell’antico: Mengs e Goya a confronto

Nel contesto del tardo Settecento e dell’inizio dell’Ottocento, il Neoclassicismo si afferma come linguaggio dominante nelle arti visive europee. Tuttavia, all’interno dello stesso periodo si sviluppano sensibilità artistiche profondamente differenti, che rivelano approcci opposti alla simbologia dell’antico e ai valori estetici ereditati dalla classicità. Un confronto emblematico è quello tra Il Parnaso (1761) di Anton Raphael Mengs e Il sabba delle streghe (1798–1800 circa) di Francisco de Goya.

Mengs

Anton Raphael Mengs (1728–1779), pittore tedesco attivo soprattutto a Roma e Madrid, è considerato uno dei padri fondatori del Neoclassicismo. Nel suo Parnaso, oggi conservato al Museo dell’Ermitage, Mengs rappresenta Apollo circondato dalle Muse in una composizione ispirata all’armonia ideale. L’opera non è soltanto “apollinea” per la presenza del dio della musica e della poesia, ma lo è anche per la struttura formale: simmetria, ordine, chiarezza delle linee e luminosità diffusa dominano la scena. Il mito, però, appare ormai svuotato del suo valore iniziatico o filosofico: Apollo e le Muse sono diventati quasi delle allegorie ornamentali, veicoli di un’estetica razionale e distaccata piuttosto che di contenuti sapienziali.

Goya

All’estremo opposto troviamo Francisco de Goya (1746–1828), pittore spagnolo il cui stile traghetta l’arte europea verso il Romanticismo e la modernità. Il sabba delle streghe, parte della serie delle Pitture nere, è un’opera profondamente dionisiaca. Non nel senso festoso o mistico del Dioniso classico, ma per l’evocazione di una natura primitiva, caotica, oscura. In questo quadro, la divinità è sostituita da una parodia grottesca: un enorme caprone che presiede un’assemblea di streghe e contadini, caricature deformate dalla superstizione e dall’ignoranza. La luce è livida, i volti sfigurati, la composizione squilibrata e inquietante.

Entrambi i dipinti appartengono allo stesso periodo storico, ma ne esprimono visioni opposte: Mengs incarna l’ideale neoclassico di equilibrio e razionalità, mentre Goya ne anticipa il superamento, portando alla luce il lato oscuro della psiche umana e della società. Se in Mengs il mito diventa un decoro vuoto, in Goya è totalmente dissolto, sostituito da simboli che non ispirano, ma spaventano. Dove Apollo brillava come simbolo di ordine, Goya mostra un mondo senza centro, dominato dall’irrazionale.

In entrambi i casi, il mito classico non è più strumento di elevazione morale o conoscenza: diventa citazione estetica (in Mengs) o perde ogni funzione spirituale (in Goya), ridotto a caricatura. Questo cambiamento riflette una frattura culturale: l’umanesimo mitologico del Rinascimento lascia il posto a una modernità inquieta, in cui la ragione non basta più a spiegare l’uomo e il mondo.

Bibliografia generale

La grande storia dell’arte. L’ottocento-Prima parte. Gruppo editoriale l’espresso.
Iside e Osiride- Plutarco
Misteri pagani del Rinascimento- Edgard Wind
I miti greci-Robert Graves
L’arte romana al centro del potere-Ranuccio Bianchi Bandinelli

Approfondimento sull’arte romana

Arte romana-Paul Zanker
Augusto. Il potere delle immagini-Paul Zanker

Approfondimento sui miti.

Il sapere mitico. Un’antropologia del mondo antico-Maurizio Bettini


Scopri di più da Soglia Splendente

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

error: Content is protected !!